Autore Salvini, Tommaso
Titolo Ricordi, aneddoti ed impressioni
Luogo di Pubblicazione Milano
Anno 1895
Editore Fratelli Dumolard
Edizione I
Numero di Pagine in-16, 423
Paese di Pubblicazione ITA
Lingua di Pubblicazione ITA
Note

Il testo è un'autobiografia in cui Salvini ripercorre le sue vicende personali e artistiche, partendo dai ricordi dell'infanzia (le esperienze in famiglia, la fuga e il ritorno a casa) e della sua giovinezza (prime impressioni e prime prove in Teatro).
Si sofferma anzitutto sull'influenza esercitata su di lui prima dal padre e poi da Gustavo Modena, analizzandone il metodo di lavoro; racconta, poi, del suo primo incontro con Adelaide Ristori, della sua esperienza napoletana nella Reale Compagnia dei Fiorentini (nonché dei ruoli che andò a ricoprire) e della prima visita alla città eterna. Ripercorre alcuni degli avvenimenti più significativi della sua giovinezza: dal primo anno di lavoro con la Ristori alla sua reclusione (al tempo dei moti rivoluzionari e della Repubblica Romana) alle interpretazioni che gli fecero ottenere progressivamente consenso presso il grande pubblico (da Egisto della Merope a Romeo di Romeo e Giulietta, da Paolo della Francesca da Rimini a Rinaldo della Pia de' Tolomei). Nel corso di questa ricostruzione fa alcune considerazioni sulla sua arte: osserva come, la lettura di alcuni classici in cui primeggiavano figure come Agamennone, Cesare, Bruto l'avessero indotto ad assumere in scena atteggiamenti tronfi, ampollosi, esagerando talvolta le modulazioni della voce nonché la veemenza della resa scenica. Di qui l'intenzione di moderare certi effetti, mitigati progressivamente, soprattutto nell'età virile. In questa seconda parte dell'opera esprime anche alcune considerazioni sul valore dell'arte drammatica come strumento di educazione e civiltà, come esercizio intellettivo.
Dopo aver raccontato delle prime recite parigine e del suo ritorno a Napoli, ripercorre le vicende che riguardano la sua esperienza più matura, gli accadimenti e le riflessioni di quella che considera la fase più importante della sua vita. Dopo aver ricordato il dolore provato in seguito alla morte di Gustavo Modena, si abbandona ad alcune considerazioni sui moderni impresari, capocomici e attori italiani, sul pubblico e sulle ragioni del deperimento dell'arte drammatica. Ritorna quindi sulla sua personale vicenda, parlando dapprima del suo ritorno a Napoli e quindi dei suoi viaggi all'estero (Spagna, Portogallo, Sud America e America del Nord). Racconta poi la sua tournée a Londra, dove ha modo di vedere Irving che recita Amleto: ricorda l'impressione suscitatagli dalla perfezione della ricostruzione scenica; quanto alla resa del grande attore inglese, resta estasiato dalla prima parte del lavoro, ma deluso dal manierismo con cui Irving rappresenta l'acuirsi della passione. Parla quindi del suo grandissimo successo ottenuto a Londra nei panni di Otello e di Amleto.
Ricorda ancora i suoi pellegrinaggi in Austria, Germania, Nord America, Ucraina. Arrivando agli ultimi anni della sua carriera, rimprovera una certa tendenza (soprattutto al comico) degli artisti moderni, esaltando, invece, le doti di attori come Alamanno Morelli, Ermete Novelli, Cesare Rossi, Claudio Leigheb. Esprime anche un'impressione su Eleonora Duse, alla quale riconosce pregi artistici, ma anche difetti (ad esempio l'angustia del suo repertorio).
Chiude i suoi Ricordi soffermandosi sulla sua ultima interpretazione nei panni dello Jago shakespeariano.


 

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