ABSTRACT

Michail Shchepkin's autobiographical sketch, dedicated to Prince Meshchersky, represents a fragment of unfinished memories published by the actor between 1847 and 1863 on various magazines, newspapers and almanacs. The text was first printed, together with another episode, in 1851 in the almanac "Kometa" with the title Dva otryvka iz zapisok artista M.S. Shchepkina [Two Fragments from the Memoirs of the Artist M.S. Shchepkin], then became the sixth chapter of his memories since the first collected edition of 1864. Shchepkin writes about how his stage formation was deeply impacted by Prince Meshchersky, amateur actor, interpreter of Sumarokov’s comedy The dowry [gotten] by deception in 1810. During the performance, despite the initial reproach for Meshchersky's simple style, Shchepkin understands that the prince is able to create a coherent and true character and that he is capable of emotionally capturing the spectator, mainly because of the simplicity and naturalness of his acting style. Since that experience, Shchepkin undertook a real aesthetic conversion, definitively setting up his acting style on the new anti-classical principles and launching a major reform of the Russian scene.

BIOGRAFIA

Michail Ščepkin (1788-1863), nato servo della gleba in Ucraina, nella proprietà del conte Volkenštein, comprato nel 1818 dal principe Repnin e affrancatosi tre anni più tardi, dopo aver calcato le scene provinciali per qualche tempo, nel 1822 approda a Mosca e infine al Malyj teatr, dove recita fino alla fine della sua carriera. Entrato in contatto con il circolo culturale progressista moscovita, Ščepkin frequenta Puškin e Turgenev e instaura un lungo e importante sodalizio artistico con Gogol’, maturando su sua sollecitazione l’idea di un teatro-cattedra, cioè di un teatro utile e con una funzione educatrice nei confronti del pubblico. Artefice di una riforma improntata al realismo, ispirata ai principi della naturalezza e della semplicità, Ščepkin inaugura sulla scena del Malyj una più accorta concertazione dello spettacolo e un nuovo modo di lavorare sul personaggio, spesso messo in relazione con le teorie stanislavskijane. Di lui rimangono le memorie incompiute Zapiski aktera Ščepkina [Appunti dell’attore Ščepkin], pubblicate in otto edizioni fra il 1864 e il 1988, e una ricca messe di lettere, percorse però raramente da riflessioni sul suo metodo di lavoro e sull’arte della recitazione.

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