ABSTRACT

Giuseppe Desiato, born in Naples in 1935, worked away from the official art circuits since the mid-fifties. Considered by many critics as a precursor of the Body Art, Desiato is difficult to classify in one single trend. This article analyses his history from the beginning, advancing an interpretative hypothesis according to which his work is the cause and effect of that intricate maze where, with variable weight, painting, poetry, and action once met. Through the reconstruction of emblematic moments and passages, his intense relationship with the town of Naples emerges. The popular sources and his ties to the marginal proletariat will prove decisive in the elaboration of his original artistic practice.

BIOGRAFIA

Maria De Vivo, storica dell’arte, dottore di ricerca in “Metodi e Metodologie della Ricerca Archeologica e Storico-Artistica e dei Sistemi Territoriali”, è professore a contratto di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. I suoi principali campi di indagine riguardano l’arte italiana del secondo Novecento, la storia delle mostre, gli intrecci performativi, le relazioni tra arte e critica. Tra le sue ultime pubblicazioni, la monografia su Andare verso. La critica d'arte secondo Gabriella Drudi (Quodlibet 2017); Tracce per un ritratto di Carlo Alfano, in Carlo Alfano. Soggetto, spazio, soggetto, catalogo della mostra a cura di F. Alfano, D. Isaia, G. Maraniello, (MART, Rovereto 2017); Mimetizzazione, invisibilità, mascheramento: un’ipotesi di lettura dell’arte di Piero Gilardi, in «L’Uomo Nero», # 14: Camouflage, marzo 2018.

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